Un recente studio condotto nel Regno Unito ha evidenziato che oltre il 70% dei dirigenti di aziende britanniche hanno dichiarato di utilizzare l’intelligenza artificiale per scopi lavorativi, inserendo informazioni aziendali e dati personali anche sensibili.

La percentuale scende sotto al 50% tra i collaboratori non dell’area dirigenziale: in ogni caso il dato resta preoccupante perché aumenta il numero assoluto di soggetti che utilizzano con poca consapevolezza gli strumenti disponibili in rete.

Infatti gli intervistati ammettono di non procedere ad adeguata e scrupolosa verifica degli elaborati dell’AI, rischiano di prendere decisioni basate su informazioni non completamente corrette o addirittura decisamente errate.

In linea generale viene anche sottovalutato il rischio di trasmettere ai sistemi di intelligenza artificiale dati che poi permangono in rete, vengono utilizzati per addestrare ulteriormente gli algoritmi e possono diventare informazioni utili per fornire risposte ad utenti futuri, con buona pace della riservatezza e della protezione di informazioni aziendali (quali brevetti o procedimenti di lavorazione), che potrebbero essere stati oggetto di specifiche NDA siglate con clienti e fornitori.

Gli strumenti per contrastare queste cattive abitudini si basano essenzialmente su formazione, consapevolezza, validazione di strumenti basati su IA che possono essere utilizzati, con precise regole ed entro determinati limiti, nel lavoro quotidiano; il tutto in attesa che diventi completamente operativo l’AI ACT, il regolamento europeo che cerca di normare questo settore in continua espansione ed evoluzione.

Per maggiori informazioni su come proteggere il know how aziendale pur aprendosi ai benefici prodotti dall’utilizzo di sistemi di IA i nostri uffici sono a disposizione.

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