Un recente studio realizzato da Verizon ha evidenziato che oltre 2/3 di dipendenti che utilizzano l’intelligenza artificiale per scopi lavorativi, impiegano strumenti collegati ad account personali o versioni free non avallate dal datore di lavoro.
La conseguenza è la potenziale pubblicazione di dati personali o comunque aziendali riservati su strumenti che sfuggono a ogni successivo controllo, esponendo l’azienda a data breach, diffusione di dati personali o contenuti interni riservati.
A fronte di innegabili vantaggi a livello di produttività, si rischiano effetti collaterali non immediatamente prevedibili e sicuramente non percepiti dagli utilizzatori “ignari” delle conseguenze catastrofiche che potrebbero derivare dai prompt inseriti sulle varie piattaforme.
Diventa quindi improrogabile (anche per via delle scadenze imposte dalla tabella di marcia dell’AI ACT, la prossima è il 2 agosto), stabilire gli obiettivi che si vogliono raggiungere impiegando sistemi AI, censire i prodotti disponibili sul mercato e scegliere le soluzioni migliori, analizzando attentamente anche i contratti di licenza, al fine di stabilire responsabilità delle parti, utilizzabilità dei contenuti, protezione di know-how e diritti d’autore sui contenuti generati, formare gli utenti sulle azioni consentite, fissare dei limiti di utilizzo e delle verifiche periodiche sulle procedure adottate al fine di tenerle aggiornate ed al passo con le tecnologie in continua evoluzione.
Per un supporto nell’analisi dei contratti da attivare e sul corretto inquadramento dei fornitori, nonché per la redazione di valutazioni d’impatto sui diritti fondamentali (FRIA) e valutazioni d’impatto privacy (DPIA) è possibile contattare i nostri uffici.
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